Il diritto ai Diritti, ma attenzione al reato di pensiero…

Il diritto ai Diritti, ma attenzione al reato di pensiero…

E’ di questi giorni, l’ennesima azione politica per la battaglia sul diritto alla diversità sessuale.

Condivido pienamente quanto afferma Mara Carfagna, non è minimamente pensabile fare passi indietro sul diritto alla propria identità sessuale.

E c’è solo da essere d’accordo con Enrico Costa , responsabile Giustizia FI, quando parla di colpire i crimini di odio, ma non quelli di libera espressione.

Perchè, tutti abbiamo il diritto di pensarla come si vuole.

Le battaglie fatte negli anni, che hanno portato al riconoscimento delle “diversità”, contro l’omofobia, nel rispetto del diritto di ognuno di poter amare chi sente di amare.

Al riconoscimento delle coppie di fatto, che di fatto diventano famiglia, con tutto ciò che ne consegue, sono state un grande traguardo, inimmaginabile fino a pochi anni fa, ma oggi realtà.

Mai arretrare di un centimetro su questo. Sarebbe una grave perdita per uno Stato ed una Società che si vuole definire civile e progressista.

Serve educare alle differenze.

Che non significa istigare alla diversità, promuovere questa differenza come baluardo civile, ma riconoscerla, e permettere di vivere la propria identità, in serenità.

Serve mano dura e pesante su chiunque commetta atti discriminatori e offensivi contro chiunque, a prescindere, sia per razze o colori politici diversi, donne o uomini, bambini ed anziani, ed anche su chi si sente “diverso”.

Diciamolo così, anche se non è per me molto pertinente.

Sono ormai 29 anni che l’Oms ha eliminato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali, definendola una “variante naturale del comportamento umano“, imponendo ai rappresentanti delle istituzioni una riflessione sincera e approfondita.

Il vento dell’intolleranza e della violenza è un vento che danneggia e ferisce quanto sopra affermato: il diritto ad amare.

Alla vigilia delle prossime elezioni, bisogna dunque dire con forza che nessun passo indietro può essere immaginato sul fronte della tutela delle libertá e della sicurezza di ogni cittadina e cittadino, qualunque sia il loro orientamento sessuale.

Il mio impegno su questo fronte sarà sempre contraddistinto dalla ferma convinzione che la battaglia contro l’omofobia debba unire il nostro Paese, e non dividerlo.

Il compito della politica è quello di ascoltare le istanze, di mettere a frutto esperienze, di effettuare percorsi all’interno dei tanti farraginosi corridoi dei palazzi, senza mai dimenticare che la libertà è un bene incommensurabile, nel rispetto di tutti.

Questo è ovvio.

Le diverse sensibilità rispetto l’argomento, che sono prettamente di base culturale, educazionale, formativo di una società che viene da lontano, e di conseguenza più chiuso e compresso dai canoni e perimetri di una società che vede inquadrare la famiglia come composta da sessi diversi.

Che si debbano fare passi avanti, è necessario, ma non passi maldestri, e contro chi ha pareri contrari, perchè libertà vuole che si possa anche dissentire.

Altrimenti, si passerebbe da una repressione contro l’omosessualità, ad una guerra a chi è contrario ad essa. B

isogna avere, come su detto, mano ferma e severa contro ogni atto di violenza che si perpetui sul nostro prossimo. Siano essi gay, lesbiche, donne e uomini, bambini ed anziani.

Perchè ghettizzare con il termine ” omofobia” questa battaglia, fa sentire diverso chi diverso non è affatto.

 

La legge Zan- Scalfarotto, di prossima discussione, prevede di estendere alle manifestazioni d’odio fondate sull’omofobia e sulla transfobia, i reati già previsti nel codice penale.

Maggiorati della metà «per i reati punibili con pena diversa da quella dell’ergastolo commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale, religioso o fondato sull’omofobia o transfobia».

Ma una volta approvata, questa legge, sarà possibile «la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi o fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere».

A quali conseguenze porterebbe una legge del genere?

Finirebbe col colpire la legittima opinione,  più che sanzionare la discriminazione, creando, appunto, il reato d’opinione, che sicuramente non è auspicabile in un Paese democratico e libero.

Non serve una nuova legge. Anzi, l’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide.

Perchè verrà punita una persona che potrà liberamente dire: l’utero in affitto è un abominio, il matrimonio omosessuale è sbagliato.

Inoltre, la legge interviene anche sul “recupero” degli omofobi che, dopo il processo, possono, eventualmente, chiedere la sospensione della pena e fare attività non retribuita presso un’associazione Lgbt come come Arcigay.

Ma non è tutto da gettare, perchè nel disegno di legge, vengono previste anche una serie di azioni buone, come:  percorsi culturali, l’istituzione della giornata nazionale contro l’omotransfobia il 17 maggio, una strategia nazionale di contrasto all’omotransnegatività con misure relative all’educazione e all’istruzione, al lavoro, alla situazione carceraria, alla corretta comunicazione.

E poi l’istituzione di un fondo dedicato ai cosiddetti “centri antidiscriminazione e case rifugio” per una maggiore assistenza sanitaria, e sociale alle vittime: ai ragazzi e alle ragazze cacciate di casa per il loro orientamento sessuale, alle persone che per l’odio omotransfobico si sono ritrovate senza un tetto sopra la testa o prospettive per il futuro.

Che, a bene vedere , potrebbe diventare volano per maggiori sostegni, anche per le vittime di violenza di genere.

Ciò che spero è che si possa confermare il diritto all’amore, indipendentemente dal sesso, ma che ciò non debba pesare come imposizione, e sia punibile il pensiero diverso.

Perchè sarebbe questo un grave reato. Quello, appunto di limitazione della libertà di pensiero.

 

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